Appuntamento in noir ad Alassio, sabato 3 maggio, in occasione dell’incontro con gli scrittori Bruno Morchio, Maurizio Lanteri e Lilli Luini.
L’iniziativa, promossa dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Alassio, prenderà il via alle ore 17.30, nell’Auditorium della Civica Biblioteca “Renzo Deaglio”.
Nell’incontro con gli autori, condotto da Sandra Berriolo, si parlerà di romanzi e di cronaca nera. I tre scrittori cercheranno di rispondere a una domanda: un romanzo può raccontare la realtà meglio della cronaca? Viviamo in un’epoca in cui il giornalismo investigativo pare in declino, in cui le grandi testate nazionali e la televisione sembrano più ossessionate dal sensazionalismo che dalla verità; sono in molti a ritenere che la narrativa sia l’unica candidata a comprendere e spiegare il reale nelle sue motivazioni più profonde. In particolare l’attenzione è puntata sul genere noir, in cui i personaggi si muovono ai margini della società e spesso in quella fumosa linea di confine tra legale e illegale, tra morale e amorale che pare essersi allargata a dismisura nella nostra epoca. Una terra di nessuno anche interiore, in cui bene e male si confondono, e in cui si muove Bacci Pagano, l’investigatore creato da Morchio (Le cose che non ti ho detto, Garzanti), e in cui piomba anche il politico sconfitto Enrico Oliviero, protagonista del romanzo di Lanteri e Luini (Non tornare a Mameson, Frilli). Personaggi più che mai attuali, rappresentativi della nostra epoca: l’uno alle prese con un mondo lontano dalla sua scala di valori, in cui si sente estraneo, l’altro invece incapace di tornare alla normalità, di tollerare la perdita di potere e visibilità.
Bruno Morchio è lo scrittore di noir ambientati a Genova, lanciato da Frilli e poi approdato due anni fa a Garzanti (Con la morte non si tratta; Le cose che non ti ho detto). Ha al suo attivo parecchie decine di migliaia di copie vendute (Bacci Pagano. Una storia da carruggi; Maccaia. Una settimana con Bacci Pagano; La crêuza degli ulivi. Le donne di Bacci Pagano – Editore Fratelli Frilli) e ormai il suo personaggio, l’investigatore Bacci Pagano, è assurto a dimensione nazionale.
Insieme a Morchio ci saranno due autori lanciati quest’anno da Frilli, Maurizio Lanteri e Lilli Luini, che scrivono lo stesso genere ma ambientato nel Ponente Ligure.
Nel corso della serata saranno presentati i romanzi Le cose che non ti ho detto, e Non tornare a Mameson, di cui Simonetta Pozzi leggerà alcuni brani.
Le cose che non ti ho detto, Garzanti, 2007
Bacci Pagano è un uomo insieme complicato e semplice. Detesta le ipocrisie del potere ma anche il ricatto dei buoni sentimenti. Non sa dire di no alla richiesta di Mara, una delle donne della sua vita: deve tenere a bada le inquietudini del dottor Nicolò Ingroia, detto il Gigante, lo psicoanalista che vive sulle alture che sovrastano Genova Nervi. Bacci avrebbe avuto più di un motivo per rifiutare l’incarico: non è il suo mestiere occuparsi di un alcolizzato che ha tentato il suicidio; e poi il Gigante l’aveva già incontrato vent’anni prima, quando indagava sulla morte di un suo giovane paziente misteriosamente ucciso in Thailandia.
Così Bacci si trova quasi prigioniero in quella villa fatiscente: intrappolato dalle ossessioni del dottor Ingroia e dalle brusche attenzioni di sua moglie Carolina; e tormentato dal ricordo di un’indagine che non è riuscito a concludere.
Tra memoria e presente, dall’Estremo Oriente ai carruggi della città vecchia, Bacci Pagano deve mettere alla prova tutta la sua tenacia, in una vicenda in cui all’odio e alla disperazione si oppongono l’intelligenza e la ragione, alla ricerca di una verità elusa e sepolta.
Le cose che non ti ho detto è un romanzo raffinato e avvincente, dove il thriller è sostenuto da una acutissima tensione psicologica. Nei serrati duelli verbali tra Bacci e il Gigante, l’investigatore «analfabeta dei sentimenti» e lo psicanalista allo sbando, spesso uno sguardo e un silenzio – o magari una citazione di Proust – contano più delle parole.
Bruno Morchio conferma il suo talento di narratore in grado di dare voce a una città irripetibile, dove si sfiorano e s’intrecciano di continuo mondi diversi: dall’alta borghesia chiusa nel suo orgoglio alla casbah di immigrati e prostitute, passando per la memoria di una metropoli industriale che non c’è più.
Non tornare a Mameson, Fratelli Frilli Editori, 2008
Enrico Oliviero è un politico cinquantenne che dopo dieci anni come consigliere alla Regione Lombardia non viene più rieletto. Ferito nell’orgoglio e incapace di riabituarsi a una vita mediocre, compra una baita a San Bernardo di Mendatica, sulle Alpi Marittime. Lì si trasferisce, in segreto, abbandonandosi a giornate senza scopo e notti affogate nell’alcool. Il suo isolamento, però, dura poco. Dal solaio della nuova casa spunta fuori un quadro che prima lo affascina e poi lo ossessiona. È opera del precedente inquilino – un pittore francese – e ritrae una ragazzina che Enrico ribattezza Ophelia. Deciso a scoprirne l’identità, inizia caute indagini fra gli abitanti del paese… ma la percezione del pericolo arriva troppo tardi, quando l’incubo è ormai iniziato. Il romanzo è scritto a tre voci: Enrico, Beatrice (la giornalista che con lui ha una relazione – l’unica a cercarlo, e a trovarlo), e una strana ragazza che parla con le marmotte.