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2 Maggio 2008

Genova - Al Chiossone la festa di Kodomo no Hi

Archiviato in: Notizie Genova — Redazione @ 7:25 pm
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Sabato 3 maggio al Museo d’arte orientale “Edoardo Chiossone” alle ore 15.30 primo appuntamento con “Kodomo no Hi, giorno dei maschietti, grande festa di armi spirituali”

 

Si svolgerà un mini-corso gratuito di origami (“Impariamo a fare un elmo piegando la carta”) seguito da un percorso didattico alla Galleria di Armature e alla mostra “Kabuto, l’elmo giapponese” in cui è esposta una collezione di elmi antichi appartenenti al Museo Chiossone. Poi si potrà giocare al Gioco delle Carpe Volanti e dell’Acchiappadiavoli.

 

In Giappone il quinto giorno del quinto mese (gogatsu no itsuka) è dedicato alla festa dei maschietti. La ricorrenza è detta anche “giorno del cinque ripetuto” (jugo no hi), poiché cinque è un numero fausto, tanto più se raddoppiato. Anticamente, prima dell’avvento del calendario gregoriano (1873), la festa si chiamava Tango no Sekku ed era celebrata nel giorno del cavallo zodiacale (tango), che segnava la fine della primavera e dava inizio alla stagione delle piogge, apportatrici di fertilità e di raccolti abbondanti.

 

Ancor oggi il 5 Maggio le famiglie con figli maschi legano al colmo del tetto delle loro case stendardi e gigantesche carpe di carta o stoffa colorata, chiamate koi nobori, “carpe guizzanti verso l’alto”: esse fluttuano alte nell’aria calda della tarda primavera e sono simbolo di energia virile, perseveranza, tenacia e futura riuscita. Infatti, secondo un’antica leggenda cinese, le carpe sono capaci di nuotare contro corrente e di risalire altissime cascate, trasformandosi in draghi possenti.

 

In passato la ricorrenza era anche denominata shobu no sekku, “festa degl’iris shobu”: questi fiori tipici della stagione hanno foglie appuntite, lunghe e snelle come spade. Inoltre, il loro nome suona identico all’espressione “reverenza per le arti marziali” (shobu). Così, si credeva che la sera della festa le grandi virtù della pianta si trasmettessero ai bambini e ai ragazzi di casa immergendo un fascio di foglie d’iris nell’acqua del loro bagno. L’occasione richiedeva anche numerose libagioni di vino di riso aromatizzato con petali d’iris (shobu sake), bevanda in grado di prevenire le malattie e di apportare longevità. Infine, cespi di fiori e foglie di shobu sistemati sul tetto difendevano la casa da infestazioni maligne.

 

In casa, nella stanza da ricevimento, si allestisce ancor oggi la decorazione festiva: su un palco a cinque gradini rivestito di panno verde o di una stuoia di giunchi freschi, si espongono “articoli militari” (bugu) in miniatura e bambole (ningyo) raffiguranti i più grandi eroi giapponesi della storia e della leggenda - condottieri, statisti e figure mitiche o di fantasia. Gli articoli militari in miniatura comprendono una piccola armatura completa (yoroi) accomodata sul suo baule (yoroibitsu), un’alabarda (naginata), una spada da cerimonia (itomaki no tachi), arco e frecce, un elmo (kabuto) e un cappello da guerra (jingasa). Le “bambole militari” (musha ningyo) raffiguranti eroici condottieri sono ritenute “ambasciatori di storia” non solo perché evocano le gesta di grandi uomini, ma anche perché ciascun personaggio è rappresentato con perfetta caratterizzazione di fisionomia, attributi, stile e vestiario dell’epoca sua propria. Gli eroi preferiti e più onorati sono Minamoto Yoshitsune, Kusunoki Masashige, Minamoto Yorimitsu, Hachiman Tarō Yoshiie, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. La bambola dello statista Sugawara Michizane, dio della letteratura e della calligrafia, incarna l’augurio di raggiungere elevata competenza nelle arti civili e letterarie. Così, le ningyo

 

 

danno modo ai padri d’istruire i figli sui grandi eventi del tempo andato e sulle imprese gloriose degli antichi, esortandoli all’emulazione delle prodezze, alla gratitudine per l’esempio, al rispetto memore e profondo. Infine, tre sono le ningyo di figure mitiche e di fantasia: i fanciulli prodigio Momotaro e Kintaro e Shoki l’Acchiappadiavoli - affiancato quest’ultimo da un cavallo bianco e da una tigre, che rappresentano rispettivamente il sole e le potenze telluriche.

 

Accanto all’ingresso della stanza con il palco allestito viene appesa una grande sfera chiamata kusudama, formata da innumerevoli, variopinti fiori di carta e adorna di un pendone di fili di cinque colori (bianco, giallo, rosso, blu o verde, viola o nero), protezione contro sventure e malattie e legame dell’anima del fanciullo con questa vita. La kusudama - in verità effigie floreale del sole, immagine della sua potenza purificatrice e stimolatrice di crescita - anticamente era fatta con erbe medicinali (kusuri) e fiori freschi, spiriti vivi di salute e fertilità.

 

Le foglie di quercia (kashi) e il bambù erbaceo (sasa) - rispettivamente simbolo di forza e bravura, sobrietà morale e perseveranza nelle avversità - sono pure emblemi della festa, associati a cibi speciali: le polpette di riso avvolte in foglie di quercia (kashiwa mochi), che rendono intelligenti e bravissimi (kashikoi), e le “polpette della saggezza” (chimaki dango), fasciate in foglie di bambù.

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