Le imprese liguri risultano virtuose perché disposte ad investire in termini di formazione e di presenza sulla componente femminile, anche se sono ancora lontane ai traguardi europei dove le donne lavoratrici rappresentano il 60% del totale degli occupati. Lo dice una ricerca condotta dall’ufficio della consigliera di parità della Regione Liguria, Valeria Maione e relativa agli anni dal 2000 al 2005, che è stata presentata oggi in via Fieschi, frutto di quanto previsto dalla legge nazionale 125 del 1991 che prevede, una rilevazione della presenza delle donne nelle imprese regionali con oltre 100 addetti. “Negli anni esaminati dalla ricerca – ha spiegato Valeria Maione, consigliera di parità della Regione Liguria - si è manifestata una tendenza alla crescita della componente femminile anche tra i quadri e tra i dirigenti nelle 190 aziende liguri con oltre 100 dipendenti, anche se in termini assoluti il confronto tra i due sessi risulta ancora fortemente sbilanciato, su un totale infatti di 35.765 maschi lavoratori le donne occupate ammontano a 18.606, il 34,2%, numeri ancora lontani rispetto al traguardo fissato dall’Unione Europea del 60% di occupazione femminile”.
Scopo della ricerca, che per la prima volta viene effettuata in Liguria, oltre al monitoraggio dell’andamento dell’occupazione, l’individuazione di discriminazioni rivolte alle donne per poterle prevenire. “Dai dati – continua la consigliera di parità - emerge infatti la presenza in Liguria di un tessuto produttivo fatto di imprese di piccole dimensioni, dove trovano collocazione molte donne, alla ricerca di maggiori riconoscimenti del proprio valore, ma è indubbio che le imprese più grandi possono fare da traino per il sistema nel suo complesso, innestando circuiti virtuosi”.
L’andamento dell’occupazione ligure, in base a fonti ISTAT, rileva una sostanziale tenuta del sistema produttivo. Il 60% delle imprese ha infatti avuto un saldo positivo di addetti che nella grande distribuzione è riconducibile per l’85% alle donne. “E’ stata proprio la presenza femminile a sostituire – aggiunge Maione – l’esodo di uomini che si è determinato nel periodo in questione a causa, sia dei prepensionamenti, sia della conclusione dei contratti a termine, sia per dimissioni”. Dal 2002 al 2005 si è infatti registrato un incremento occupazionale nelle imprese liguri con oltre 100 addetti di 1000 unità, a fronte di una fuoriuscita dal mercato del lavoro di 876 uomini e di un ingresso di 1876 donne. Una crescita occupazionale che è iniziata da tempo , grazie anche alle riorganizzazioni aziendali e alla maggiore attenzione alle necessità di conciliazione tra lavoro e carichi familiari dei dipendenti. “Rimangono però ancora delle criticità – conclude la consigliera di parità –rispetto ai valori assoluti e alle tipologie di contratto che vedono una prevalenza di donne nel tempo determinato e soprattutto nel part time (85%) e nelle modalità di cessazione del lavoro con concrete divergenze tra i due sessi alle voci pensionamento (10 punti percentuali in più per i maschi), licenziamento individuale (due punti percentuali in più per le femmine) e scadenza contrattuale (8 punti percentuali in più per le donne), segnali che ci restituiscono una debolezza della componente femminile che necessita ancora di attenzione e sostegno da parte delle istituzioni e delle aziende”.